Su Viviana e Gioele restano più le domande che le risposte.

Non c’è una cosa certa in questa storia di Viviana.
Un garbuglio che è apparso tale fin dal primo momento – il 3 agosto, quando il marito, Daniele, ha dato l’allarme non vedendola rientrare a casa, insieme al figlio Gioele. Doveva essere andata a comprare delle scarpe al bambino al centro commerciale di Milazzo, che dista una trentina di chilometri da Venetico, il paesino siciliano dove la coppia viveva. Invece l’auto si trovava settanta chilometri più in là. Perché?
L’auto che guidava Viviana ha avuto un lieve incidente con un furgone all’ingresso della galleria Pizzo Turda sull’autostrada Messina-Palermo. Viviana si ferma. Gli operai scendono dal furgone e prontamente si danno da fare per deviare il traffico in arrivo – due mezzi fermi sono pericolosissimi – e non badano neppure a Viviana. Viviana invece scende non vista, e lascia in auto il cellulare, i documenti, la borsa. Si incammina lungo il bordo dell’autostrada. Perché?
Prima dell’incidente, Viviana era uscita dall’autostrada a Sant’Agata Militello. Al casellante dice al citofono d’emergenza che non ha i soldi per pagare il pedaggio di uscita – che la faccia passare per favore. Il casellante acconsente. Passano ventidue minuti. Poi Viviana rientra in autostrada, piglia il ticket e riprende il percorso che stava facendo. Poteva rientrare prendendo la via di casa o verso il centro commerciale di Milazzo, insomma tornare indietro. Invece sceglie di proseguire – fino all’incidente che avrà dopo. Perché?
Un garbuglio reso ancora più ingarbugliato dalle testimonianze. Gli automobilisti che sfrecciano sulla Messina-Palermo vedono questa donna che cammina sul bordo dell’autostrada – è una cosa insolita, la guardano. Nelle ore immediatamente successive alla scomparsa di Viviana, arrivano le prime testimonianze. C’era il bambino con lei? Sì, c’era. No, non c’era. Sì, l’abbiamo visto. No, non ci abbiamo fatto caso. Sì, ha scavalcato il guard-rail. No, non l’abbiamo vista scavalcare il guard-rail. Ora, il procuratore che segue il caso chiede a questi testimoni di farsi avanti – è importante. Ma i testimoni non ci sono più.
Un garbuglio reso ancora più ingarbugliato dagli “avvistamenti”. Era lei, certo che sì, c’era il bambino. Un ragazzino ne è sicuro: era a un parco giochi a Giardini-Naxos, stava su una panchina, la testa reclinata, e il bambino aveva le scarpe blu – un dettaglio che sembra combaciare. Un medico di Giardini-Naxos conferma: una donna è venuta in guardia medica, e c’era un bambino, era agitata – era lei, Viviana. Prende pista l’allontanamento “volontario”, anche se quasi subito gli avvistamenti si riveleranno per quel che sono, suggestioni da eco della notizia: Viviana è in fuga. E se è in fuga, bisogna rovistare nella sua vita. E in quella del marito.
Un garbuglio reso ancora più ingarbugliato dal ritrovamento del corpo. Le ricerche partono subito dopo l’allarme di Daniele. Arrivano i vigili del fuoco, arrivano i cani molecolari, arrivano i droni, arrivano i volontari. La zona non è facile – è campagna, ci sono sentieri, dirupi, canaloni, casolari. Si batte l’area senza sosta. Niente. È impossibile che sia andata di là, c’è una rete alta un metro e mezzo, senza aperture, non può averla scavalcata. Arrivano altri uomini, carabinieri, polizia. Si batte l’area senza sosta. Niente. Sì, forse c’è un’apertura nella rete. L’8 agosto, dopo sei giorni – il corpo di Viviana è ritrovato a qualche centinaio di metri da dove si ha contezza dell’incidente. Erano gli ultimi venti ettari che rimanevano da battere. Viviana era andata a destra anziché a sinistra, «com’era ragionevole» – viene detto, a monte invece che a valle. E i cani molecolari? E i droni? E tutte le persone impegnate? Niente. «Avevamo diviso l’area in settori di ricerca – è stata una casualità non averla trovata». Già – troppe casualità in questa storia.
Eppure, la storia di Viviana e Daniele è una storia semplice, una semplice storia d’amore. Lei è di San Paolo, quartiere di Torino, ama la techno, ha pure un nome di scena: Express Viviana; lui è di un paesino siciliano, ama la techno. Fanno i dj nelle discoteche, hanno un loro stile, l’hard style. Si incontrano, si conoscono, si amano. Lei decide di venire in Sicilia – è una scelta coraggiosa. Nasce un sodalizio, lavorano insieme, hanno un’etichetta musicale – preparano nella loro casa il materiale che poi riverseranno nelle serate in discoteca. Li conoscono tutti: Milazzo, d’estate, è un luogo zeppo di locali, di movida, di vita. Nasce anche Gioele, dopo qualche anno – e certo cambia la loro vita. Di sicuro, cambia la vita di Viviana. Adesso c’è Gioele, che ha bisogno di tutte le sue cure e le sue attenzioni. È una brava madre, Viviana, lo diranno tutti – stravede per quel bambino. Diranno anche altre cose: che il confinamento per il covid l’aveva provata, temeva per Gioele, soffriva per la distanza dai suoi e non potersi muovere. Affidava i suoi pensieri a facebook – lo fanno tutti, cosa si vorrebbe provare? Era stata anche visitata e le avevano diagnosticato come una mania di persecuzione, forse prendeva dei farmaci – e allora? Qualcuno racconta – aveva una crisi mistica, recitava la bibbia sul terrazzo. Come se recitare la bibbia sul terrazzo sia indizio di una colpa grave.
Quando trovano il corpo, non sono neppure sicuri sia il suo – è troppo malmesso, il caldo, la decomposizione, gli animali. Gli indumenti sembrano combaciare con le descrizioni avute: le sneaker bianche, una ancora indosso l’altra un po’ distante, il pantaloncino di jeans, una collanina. Poi, l’iscrizione incisa sulla fede – “Daniele e Viviana 2013”, è l’anno delle loro nozze – risolve la questione dell’identità: è Viviana. Cosa è successo? E Gioele dov’è?
Ci si affida all’autopsia – arriva anche un entomologo importante, uno che ha lavorato a casi famosi e che dalla vita degli insetti rinvenuti intorno può dirci quando Viviana è morta. L’autopsia potrebbe anche dirci come è morta – un disgraziato incidente? Un’aggressione? Un attacco di animali – mucche, cinghiali, suini neri, cani rinselvatichiti? L’autopsia ci dirà. Ci speriamo tutti. Forse si può avere anche una traccia per capire la sorte di Gioele.
E invece. «Lesioni al torace, alle vertebre e al bacino», è il verdetto dell’autopsia. Uno dei medici legali aggiunge: «Non ci sono chiare evidenze che possano escludere una o l’altra ipotesi come causa della morte». Gli esperti si prendono novanta giorni prima di rilasciare un referto sicuro. E siamo di nuovo da capo: Viviana può essersi suicidata, Viviana può avere ammazzato il bambino da qualche parte e poi si è suicidata, Viviana e Gioele possono avere fatto un “brutto incontro”.
Non c’è una cosa certa in questa storia.

Nicotera, 12 agosto 2020.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 13 agosto 2020.

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