Apriamo il sud!

I numeri stanno lì a dirlo: l’impatto dell’epidemia si è fermato al sud. «Ci sono dieci regioni, principalmente nel Centro-Sud, in cui il numero dei decessi è inferiore alle dieci unità» – dice Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. E dice ancora: «Nell’intero Nord i contagiati sono otto volte quelli del Sud. Ancora più divaricato è il confronto sul piano dei decessi: 876 nel Meridione contro 10.022 in Lombardia, undici volte tanto. Il rapporto Sud-Nord nel caso delle morti da coronavirus è di uno a diciotto».
Nessuno sa perché e nessuno capisce ancora perché. Di certo, la sciocca favola che siano stati i provvedimenti di chiusura lascia il tempo che trova – il contagio si era già diffuso e le ondate dei rientri [ventimila solo in due giorni e solo in Sicilia] avrebbero dovuto riprodurre la situazione lombarda: invece, non è accaduto. Per sapere perché, dovremo capire cosa sia successo in Lombardia – e quando capiremo cosa abbia prodotto il disastro in Lombardia, capiremo perché eguale disastro non sia accaduto al sud.
È accaduto invece che la Lombardia ha imposto i suoi tempi “politici” a tutto il paese. Ha infuso sufficienza e sottovalutazione tenendo tutto aperto quando già il contagio era partito, ha chiuso il paese quando tardivamente ha deciso di chiudere, sta aprendo cautamente quando ha deciso di aprire cautamente, gestirà tutte le risorse che verranno messe in campo. La soggettività politica al sud si è espressa solo attraverso cacicchi di sindaci e governatori che hanno fatto a gara di visibilità chiedendo sempre più chiusure. Ma il “merito” del fatto che al sud l’epidemia non sia esplosa non va certo ai cacicchi. E con ogni probabilità non va nemmeno del tutto ai comportamenti “virtuosi” dei suoi cittadini. Davide Quammen lo studioso americano che già dieci anni fa aveva descritto quello che è accaduto adesso con il covid-19 (un “mercato umido” in Cina, il passaggio di specie da animale a uomo, la diffusione da uomo a uomo, la globalizzazione di uomini e merci come “veicolo” eccetera) alla domanda sul perché sia esploso così in Lombardia ha scientificamente risposto: è un “caso”. Qualcosa cioè che la scienza dovrà – dovrà – studiare. Ecco, alla domanda perché non è esplosa al sud l’epidemia potremmo rispondere ugualmente: un “caso”, da studiare e da capire.
Ma di certo, se continuiamo a farci dettare i tempi politici (cos’altro è la gestione dell’epidemia?) dal nord, il sud resterà al palo. L’unico “vantaggio” sarà per sindaci e governatori che potranno – impropriamente – vantarsi di avere fermato il virus con le loro misure di austerità. A sindaci e governatori del sud – in genere, figure di terza fila – non pare vero avere tutta questa visibilità (c’è chi è arrivato a fare due dirette al giorno con centinaia di migliaia di visualizzazioni). Sindaci e governatori del sud vorrebbero che l’epidemia non finisse mai (consigli comunali sospesi ad libitum, assemblee decisionali che sono praticamente estinte).
Apriamo il sud! Continuare così è senza senso, e non serve a nulla. Ci siamo fatti abbindolare (ci abbiamo creduto!) che quello che succedeva al nord si sarebbe riprodotto al sud, eravamo solo in ritardo. Le immagini di Bergamo e Brescia delle bare sui camion militari ci provocavano compassione ma tanta, tanta paura. Ma non è successo qui e non è successo nemmeno in nessuna altra parte del mondo, dove è scoppiato dopo l’Italia (o è successo in alcune parti e non in tutte, ancora il ”caso”).
Il costo che pagherà il sud non sarà in termini di morti ora, ma lo sarà dopo. Perché un’economia già debole, già ai margini verrà ancora di più indebolita e marginalizzata. I numeri stanno lì a dirlo: «il Sud rischia di accusare una maggiore debolezza rispetto al Centro-Nord nella fase della ripresa, perché sconta inevitabilmente la precedente lunga crisi, prima recessiva, poi di sostanziale stagnazione, dalla quale non è mai riuscito a uscire del tutto» [Coronavirus: Studio Svimez sull’impatto economico e sociale nel mezzogiorno e nel centro-nord, 9 aprile 2020].
Vivremo per sempre di family card e di buoni-spesa della protezione civile? Vivremo per sempre di pacchi di pasta distribuiti dallo stato?
Apriamo il sud!

Nicotera, 10 aprile 2020.

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