La Libra di Zuckenberg e il “dibattito”.

dave smith, senior correspondent di “business insider”, scrive che lui non comprerà e non userà mai libra perché non si fida di facebook e non vuole consegnare i suoi dati finanziari a zuckenberg, considerando anche i numerosi e preoccupanti – vedi lo scandalo di cambridge analytica – episodi che lasciano parecchio da pensare sulla sicurezza e gli scopi dei social. e uno potrebbe dire, fatta la tara delle reali preoccupazioni, chissenefrega: dave smith non è il “profilo” di utente a cui è rivolto libra (un miliardo e mezzo di persone senza servizi finanziari, un miliardo dei quali possiede un cellulare smart e mezzo miliardo una connessione internet – di questo si parla). se un’analisi critica va fatta, e va fatta, non può essere svolta dicendo “zuckenberg è un pericoloso ladro di dati e una minaccia per l’umanità” e quindi libra fa cagare.
su “punto informatico” l’analisi è più equilibrata. in un articolo (Libra, la criptovaluta di Facebook) dal tono didascalico, per spiegare la rava e la fava, si scrive: «il sistema bancario inizia a riflettere su quel che sta per accadere. La firma del documento è quella di “Bank for International Settlements“, una sorta di istituzione interbancaria guidata dalle banche centrali e pensata per il perseguimento di un generale equilibrio del settore. Fin dal titolo del report è chiaro l’approccio: “opportunità e rischi“, due facce della stessa moneta che il mercato deve avere ben chiare in mente. Il documento della Bank for International Settlements non ignora quelli che sono i limiti oltre i quali occorrerebbe non andare. È nota a tutti, infatti, la posizione di forza che gli elementi intermediari tendono a conquistare nel tempo, una sorta di forza centripeta che tende ad assorbire i vantaggi competitivi facendo leva sulla proprietà dei dati. Ecco quindi che la privacy (intesa non tanto come tutela del consumatore in sé, quanto come governance dei dati raccolti) viene ad essere un elemento centrale, garanzia di equilibrio deputata a rendere più solidi e trasparenti i rapporti di forza tra finanza, tecnologia e utente finale».
insomma, “punto informatico” dice che il governo interbancario è preoccupato perché le aziende dei big data possono partire da intermediari ma possono finire con il diventare preminenti. perché io dovrei preoccuparmi di questo pericolo? il governo interbancario del mondo è più rassicurante di zuckenberg?
anche marcello cardani, presidente agcom, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha lanciato il suo allarme – dice che libra rappresenta un punto di non ritorno di fronte al quale lo stato non può rimanere indifferente. in occasione del convegno “big data, persona e mercato” ha spiegato come “l’espansione conglomerale delle grandi piattaforme digitali globali, addirittura con la creazione di una moneta, di un portafoglio e di una camera di compensazione virtuale delle fluttuazioni“, impone nuove riflessioni in virtù della crescente importanza di tali piattaforme nel contesto internazionale. cardani si dev’essere svegliato in ritardo, perché l’importanza di tali piattaforme nel contesto internazionale non data certo da oggi. forse è il “conglomerale” che lo ha allarmato. chiede che lo stato si scuota.
è il filo – senza mezzi termini – dell’articolo di katharina pistor, professor of comparative law at columbia law school su “project syndicate”: Facebook’s Libra Must Be Stopped. che comincia così: «Facebook has just unveiled its latest bid for world domination: Libra, a cryptocurrency designed to function as private money anywhere on the planet». Libra come dominio del mondo. e prosegue: «La domanda è se i governi comprendano i rischi per la stabilità finanziaria che tale sistema comporterebbe. L’idea di un sistema di pagamento privato e privo di attriti con 2,6 miliardi di utenti attivi può sembrare allettante. Ma come sa ogni banchiere e responsabile delle politiche monetarie, i sistemi di pagamento richiedono un livello di liquidità che nessun ente privato può fornire… Dati questi enormi rischi, i governi devono intervenire e fermare la libra prima del suo lancio l’anno prossimo… I governi non devono permettere a privati, soggetti che cercano un profitto di mettere a rischio l’intero sistema finanziario globale. Se le banche sono “troppo grandi per fallire”, allora gli stati lo sono definitivamente. Se i governi non riescono a proteggerci dall’ultimo atto di hubris di Facebook, tutti noi pagheremo il prezzo per questo». Insomma, Pistor sembra molto preoccupata dell’intervento di “privati” nel mondo finanziario, perché ne mette a rischio la stabilità finanziaria ma non riusciamo a capire perché zuckenberg dovrebbe essere peggiore di lehman brothers – dei vari “privati” che in questo momento posseggono il dominio del mondo finanziario. L’unica spiegazione “tecnica” che viene avanzata è la seguente: «Moreover, even when it comes to states, currency pegs offer only an illusion of safety. Plenty of countries have had to break such pegs, always while insisting that “this time is different”». Il pericolo starebbe nel fatto che libra è una currency peg. Una currency peg si ha «quando una banca centrale sceglie di stabilizzare la valuta di un paese fissando il tasso di cambio di questa a quello di un’altra valuta o al prezzo dell’oro, si parla di currency peg (o anche “tasso di cambio fisso” o floor). La banca centrale che ha una currency peg dovrà monitorare la domanda e l’offerta, iniettando o drenando la liquidità al fine di prevenire eccessivi squilibri. Quando il valore della currency peg tende a discostarsi molto da quello deciso dalle banche centrale, queste devono intervenire contro l’eccessivo apprezzamento o deprezzamento della moneta».
l’osservazione è determinante – anche perché è stato detto, nel presentare libra, che si aggancerà al dollaro americano. ora, zuckenberg ci ha tenuto però ha spiegare che «It is important to highlight that this means one Libra will not always be able to convert into the same amount of a given local currency (i.e., Libra is not a “peg” to a single currency). Rather, as the value of the underlying assets moves, the value of one Libra in any local currency may fluctuate». perciò, sappiamo proprio che libra non è una “peg currency”, perché potrà fluttuare, cioè dobbiamo sapere che non sempre si potrà concambiare il valore di libra nella stessa quantità di moneta “locale”. quindi non c’è ricorso a “iniezioni di liquidità” o a drenaggi della stessa. confesso che ancora non mi è chiarissimo come questo potrà accadere mantenendo quello che è considerato il vero “valore aggiunto” di libra, ovvero la sua stabilità, però è probabile che tutto si basi su una valutazione minima di rischio che venga accettata da chi compra libra, quindi su una “fiducia” – esattamente come è il rapporto tra utente e banca o utente e moneta e risparmio o investimento (che so, accendere un mutuo a tasso variabile).
“a sinistra”, il catastrofismo è totale – anche perché manca qui il “soggetto” a cui rivolgere il proprio allarme e l’urgenza di intervenire, fare qualcosa, stoppare. a esempio, sergio bellucci, che scrive di innovazione tecnologica e comunicazione, sul suo blog dice: «L’annuncio dell’arrivo della “killer application” della blockchain finanziaria, la moneta Libra promossa da Facebook, ma costruita da una potenza planetaria difficilmente abbordabile dalle piccole dimensioni politiche nazionali, si sommerà all’inizio della diffusione di massa della prima fase robotica nella vita quotidiana e ai primi impatti, ubiqui e paralleli, nella sfera produttiva e lavorativa. Oggi le nuove forme di estrazione del valore, le grandi aziende planetarie del digitale, rivendicano il diritto a battere la moneta mondiale e a costituire l’abbozzo della nuova statualità post-nazionale e post-democratico-borghese».
quindi: 1) libra è una killer application (cosa ucciderà, tutte le criptomonete o tutte le monete?); 2) libra si inserisce nel quadro della diffusione robotica nella vita quotidiana; 3) stiamo entrando nel totalitarismo digitale guidato da una potenza planetaria.
ovviamente, questi sono solo alcuni spunti di una curiosità e un’attenzione molto più larga. la mia impressione però è che sinora si sia reagito “d’istinto” – le malefatte di zuckenberg, il potere senza freni del digitale, l’irrilevanza progressiva degli stati – ma che non ci sia una critica puntuale sulla nuova moneta. e su quello che può significare proprio nel “conflitto” con l’attuale governo della moneta. che ci sia modo di “profittare” in termini sociali di questo conflitto – è la cosa che in realtà a me interessa di più. ma sinora non ho trovato elementi forti di argomentazione.
magari non ce ne sono.

Nicotera, 25 giugno 2019.

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