Il fascismo è morto, ma le pulsioni reazionarie sono qui fra noi.

Ashli Babbit, la 35enne ex membro dell’Air Force Usa veterana di Iraq e Afghanistan morta all’interno dei corridoi di Capitol Hill, colpita da un proiettile esploso da distanza ravvicinata da uno degli agenti di guardia, doveva alle banche 23mila dollari. Dominic Pezzola, aderente all’organizzazione di estrema destra Proud Boys – il primo a rompere i vetri del Congresso con uno scudo scippato a un poliziotto – aveva 40mila dollari di debiti per tasse non pagate. Uno dei ribelli, arrivato dalla California, aveva chiuso la sua attività dichiarando bancarotta solo una settimana prima. Un altro aveva avuto un pignoramento in casa per tasse insolute subito prima di Natale. Molti avevano problemi finanziari, aggravatisi per colpa della pandemia.
C’è uno studio del Project on Security and Threats dell’università di Chicago, dove si analizzano i dati pubblici dei 532 arrestati – “insurrectionists”, li definisce lo studio. L’87 percento non aveva mai avuto alcun rapporto con organizzazioni di estrema destra; il 66 percento ha almeno 35 anni e più; il 19 percento ha una attività in proprio, il 29 percento sono “colletti bianchi” (bancari, avvocati, medici, architetti), e solo il 7 percento sono disoccupati – una percentuale che invece è molto più alta tra i militanti dell’estrema destra; il 93 percento sono bianchi e l’86 percento sono maschi; per finire, solo il 6 percento degli arrestati erano sostenitori di QAnon, una percentuale irrisoria, considerando che secondo i dati IPSOS (global leader in ricerche di mercato) il 17 percento della popolazione americana crede a quelle “teorie”. In uno studio “collaterale” condotto su circa 250 contee – per ogni percentuale di declino finanziario relativo a bianchi non-ispanici, c’erano sei volte di più la possibilità che venisse fuori un “insurrectionist”; e ancora in un altro studio su mille “conservatori” americani, credere che i diritti degli ispanici e dei neri stiano superando quelli dei bianchi aumenta di tre volte le probabilità di essere un “insurrectionist”.
Con le dovute cautele e considerando la siderale distanza tra ciò che accade nel cuore dell’Impero e ciò che accade alla sua periferia – alcune “tracce” di questo studio si possono sovrapporre alle persone che hanno partecipato alle manifestazioni che per mesi hanno occupato le piazze di questo paese e che hanno avuto per culmine l’assalto alla sede della CGIL l’altro giorno a Roma.
A esempio, tra gli arrestati c’è il leader del movimento ‘IoApro’ Biagio Passaro. Il movimento IoApro era stato istituito durante i mesi di zona rossa e arancione, come forma di protesta alla chiusura delle attività. Passaro è brand manager del franchising Regina Margherita Group (catena di pizzerie e ristoranti napoletani, che conta diversi locali anche nel Modenese). «Non ho paura del Covid. Mi fa paura che tante attività dovranno chiudere e tante famiglie resteranno senza reddito. Non dobbiamo rassegnarci» – diceva a marzo, sfidando le chiusure delle attività commerciali.
C’erano mamme, c’erano famiglie con bambini nell’appuntamento in piazza del Popolo culminato poi nell’assalto alla Cgil – certo, non tutti erano iscritti a una qualche organizzazione di estrema destra, proprio come non tutti i partecipanti all’assalto a Capitol Hill il 6 gennaio erano seguaci di QAnon. Però, in tutte le chat che da mesi e mesi su Telegram – che ne chiude una per vedersene riaprire dieci – sono arrembate da nutrite schiere di incazzati, è andato precipitando di tutto: da quelli convinti che Bill Gates ci inietta il microchip per controllarci attivandolo con le antenne 5G a quelli convinti che George Soros e il capitale finanziario globale (spesso ebraico) sia dietro il piano Kalergi per diminuire la quantità di razza bianca e far prevalere neri e “altri” in Europa, da quelli certissimi che il covid sia poco più di una influenza e che i dati sui morti vengano manipolati da medici e personale sanitario tutti parte di un complotto che mira alla dittatura sanitaria a quelli certissimi che basta una sana alimentazione e una vita regolare per restare immuni. Ce ne sono ancora più bizzarri – ma questo può bastare. Di tutto, significa che naturisti, anarchici, vegani, vecchi hippies, insofferenti alle eccessive regole introdotte durante il contagio, esoterici e mistici – ovvero un mondo che potremmo definire “libertario” – si è trovato a braccetto con formazioni di estrema destra che hanno fornito ossatura e organizzazione alle proteste. D’altronde, giusto per ripetersi, non è così lontano poi dagli accadimenti Usa: a fornire buona parte dell’immaginario politico a Donald Trump erano i seguaci (repubblicani anch’essi) di Ayn Rand.
L’introduzione del Green Pass – criticato a destra come a sinistra, da costituzionalisti come da piccoli imprenditori, da lavoratori impauriti come da ribelli a qualsiasi regola – ha funzionato da calamita per tutte le insofferenze e le proteste. Un po’ come la teoria del “voto scippato”, che Trump dichiarò dopo l’elezione in cui fu sconfitto da Biden, funzionò da detonatore per l’assalto a Capitol Hill – prima c’erano state le manifestazioni anche armate per le strade americane dei suoi sostenitori e tentativi di assalto alle sedi dei governatori democratici che insistevano per misure anti-covid.
Che questo grumo di “modi e teorie”, di linguaggio sia sbarcato in Italia non è facilmente riscontrabile solo nell’insistenza sul “freedom freedom” che ovunque – dalla Germania alla Francia all’Italia – è diventata la bandiera dell’estrema destra, come la svastica messa sulle facce di questo o quel governante a indicarne la “dittatura”, e che dovrebbe così negare la loro filiazione orribile e fare da passaporto per il loro tasso di democraticità: mica sono nazisti. Il trumpismo è dilagato a macchia d’olio nel mondo – basterebbe solo riscontrare le strampalate frasi negazioniste del cambiamento climatico dette dai palchi della protesta “no-green pass” a Roma come a Bologna come a Milano e confrontarle con quelle di Trump: identiche.
Il trumpismo qui si è innestato sulla destra più estrema. Sono stati loro gli interpreti del populismo esasperato contro le élite. Quelli delle 3 V – Vaccini Vogliamo Verità – che pure erano stati dentro le proteste all’inizio ma poi hanno scelto un profilo più “istituzionale” presentandosi alle ultime amministrative hanno raccolto qualcosa tra lo 0,6 e il 2,2 percento. Ecco, sappiamo quel che valgono. La destra estrema ha invece scelto la piazza – fa molto più “rumore mediatico”.
Come è possibile che formazioni dal peso insignificante riescano a gestire una protesta che invece raccoglie decine di migliaia di persone, preoccupate, incazzate, confuse? Perché la destra, in questo paese, non è un “corpo estraneo” al popolo. Forse il fascismo, storicamente inteso, è stato una parentesi – come insisteva a dire Benedetto Croce – ma sentimenti conservatori e reazionari albergano da molto più tempo, e sono ancora qui tra noi. Spesso la cronaca racconta di episodi orribili – faccio l’esempio dei fratelli Bianchi e del povero Willy – come se i loro ”esecutori” fossero mostri alieni, con quel loro immaginario, quelle frasi, quella “pratica di vita”: non è così.
Verrebbe da dire che semmai – preoccupati come siamo anche noi dalla torsione che istituzioni e norme stanno subendo, come la partecipazione alla vita politica e parlamentare, sempre più ridotta a una “rappresentazione vuota” – la democrazia partecipata, attiva, attenta sia una parentesi in questo paese.

Nicotera, 11 ottobre 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 12 ottobre 2021.

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