Fenomenologia di Ezio Greggio, l’uomo qualunque che sa dire di no.

Ezio Greggio, come lo scrivano Bartleby di Melville, preferisce di no. È successo che Biella aveva offerto la cittadinanza onoraria a Ezio Greggio, nato 65 anni fa a Cossato nella provincia del comune piemontese, con cui ha mantenuto negli anni un costante rapporto, «per la popolarità televisiva come conduttore, giornalista, attore e regista; per il suo costante impegno attraverso l’associazione “Ezio Greggio per i bambini prematuri”; per aver contribuito a diffondere in Italia e nel mondo il nome di Biella» – come poteva leggersi nella motivazione della giunta. A trazione leghista, va detto. Tutto abbastanza nell’ordine delle cose. Meno ordinario il fatto che proprio una settimana prima della delibera di conferimento della cittadinanza onoraria a Greggio la stessa giunta di Lega e Fratelli d’Italia aveva bocciato la mozione di due liste civiche di Biella di conferire la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, «testimone della tragedia dell’Olocausto e interprete dei valori di giustizia e di pace tra gli esseri umani». Alla giunta sembrò che la mozione per la Segre fosse “strumentale”.
Eco delle polemiche ha raggiunto Greggio, che ha preferito declinare. Non solo, ma a sua volta motivando: «Il mio rispetto nei confronti della senatrice Liliana Segre, per tutto ciò che rappresenta, per la storia, i ricordi e il valore della memoria, mi spingono a fare un passo indietro e a non poter accettare questa onorificenza che il Comune di Biella aveva pensato per me. Non è una scelta contro nessuno ma una scelta a favore di qualcuno, anche per coerenza e rispetto a quelli che sono i miei valori, la storia della mia famiglia e a mio padre che ha trascorso diversi anni nei campi di concentramento».
Può sorprendere che la figura ilare, irridente e corrosiva di Greggio, il conduttore che più di altri ha legato la sua immagine al Tg satirico di Striscia la notizia, rilasci dichiarazioni così pesantemente “politiche”. Ma non certo chi lo ha sempre seguito. Poco più di anno fa, Gerry Scotti e Michelle Hunziker, conduttori di Striscia in quel periodo, diedero la notizia della morte, a 95 anni, del padre di Ezio. Per chi seguiva il programma, Nereo Greggio, Nereus come lo chiamava il figlio, era una figura familiare: non solo Ezio lo salutava a ogni trasmissione – ciao Nereus – ma lo aveva portato in studio, scattando delle foto immediatamente seguitissime sui social. Non era solo un affetto filiale. In una delle rare interviste Greggio spiegò che l’attaccamento al padre dipendeva dai valori che gli aveva trasmesso e che quei valori gli erano entrati dentro attraverso i racconti che il padre aveva fatto della sua vita, del rifiuto opposto in Grecia ai tedeschi di tornare in Italia a combattere i partigiani, tra i quali aveva dei parenti, e per questo dell’essere finito per tre anni in un campo di concentramento nazista. «Potrei realizzare dieci film sulle sue narrazioni. Basta raccontare la sua storia per trasmettere ai miei figli i valori della nostra famiglia. I miei mi hanno sempre spronato a fare quello che volevo e ci sono riuscito».
Greggio è un viso popolare anche perché è “solidamente” popolare: non è un vip, non fa bizze, non ha una vita sregolata, non si beccano sue foto discinte circondato da ragazzette in cerca di un colpo d fortuna. È un uomo qualunque, tranquillo. Un lavoratore serio che si è impegnato anche in progetti ambiziosi, come nel cinema, una carriera costruita lentamente ma concretamente, uno che non ha mai “strafatto”. Del suo impegno nel sociale – mai sbandierato – s’è già detto. Tutto sommato, nessuno avrebbe potuto rimproverargli di accettare la proposta della giunta di Biella: un riconoscimento dovuto. Eppure, oggi preferisce di no. Sorprende perciò la sua decisione. Ma sorprende solo chi non capisce davvero quale “strappo” abbia significato le polemiche su Liliana Segre – l’odio che le è stato rovesciato addosso – e quanto questo possa avere ferito non solo chi è “abituato” alla deriva che ha spesso assunto la battaglia politica in questo paese, ma le persone più semplici. Che pure hanno una storia. La storia di Ezio Greggio era quella di suo padre. Un uomo che a sua volta aveva già preferito di no, quando i tedeschi gli proposero di andare a combattere i partigiani.
Si è spesso, in anni recenti, parlato di “zona grigia”, un’espressione che viene spesa con malcelato disprezzo, perché quando “la patria” chiama non si può restare né di qua né di là – accadde in occasione degli anni di piombo, accadde in occasione della lotta alla mafia. Zona grigia, “non allineata”, ha spesso voluto significare indifferenza. O complicità. Ma spesso dire di no alla mobilitazione, è solo continuare a credere in alcune cose elementari ma basilari: la vicenda dei nostri soldati in Grecia, abbandonati in mano alla feroce rappresaglia tedesca, fu ben rappresentata da Ciampi, allora presidente. Eppure, erano soldati che erano stati abbandonati dalla memoria: la Resistenza era diventata un mito fondativo della Repubblica, rappreso intono la figura dei partigiani. Non c’erano stati solo loro. Dirlo, non toglie nulla e anzi – come nella vicenda di Nereo – aggiunge qualcosa.
Nella vicenda degli ebrei italiani – del loro rastrellamento nel ghetto romano, della loro deportazione, della loro fine nei campi di sterminio – le “zone oscure” sono quelle di quanti profittarono o denunciarono per motivi spesso loschi. Ma ci furono anche tanti piccoli episodi in cui “gente comune”, che non aveva schieramenti di partito o di ideologia, salvò, protesse, diede rifugio. Ricordarli, anche attraverso gli insegnamenti di Liliana Segre – figura tanto mite quanto resistente – è un “valore”.
Il cinismo della battaglia politica, che fa spesso indossare maschere brutali per meglio rappresentare sentimenti “della pancia” – la paura, la meschinità, la sopraffazione – e trasformarli in voti, in consenso elettorale, fa spesso strame dei “valori”; quelli semplici: di umanità, di solidarietà.
Ma la “gente qualunque” non è solo cattiveria esibita. Sa anche dire di no.

Nicotera, 20 novembre 2019.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 21 novembre 2019.

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