Aἰσώπου μῦθοι: la balena rossa, la cicala e il godzillino di plastica

esopo_illustrazioneIl greco nel titolo è un omaggio all’Europa come civiltà e cultura, e vuol dire “le favole di Esopo”, quelle brevi storielle che hanno per protagonisti gli animali (capre, asini, volpi, cani, aquile, leoni, agnelli) e parlano dell’animo degli uomini. Ve ne racconterò io una, oggi, dopo l’ubriacatura dei risultati elettori delle votazioni europee.
Vi racconterò del sud d’Italia, perché è il territorio dove vivo, che conosco meglio, e le cui bestie da favola greca mi capita di incontrare ogni santo giorno.
Nella circoscrizione dell’Italia meridionale, il Partito democratico di Renzi ha raccolto il 35 per cento, e lo stesso risultato ha ottenuto nell’Italia insulare (cioè la Sardegna e la Sicilia). Il 35 per cento non è il 40 per cento (a proposito: se sommate i voti in valore assoluto di Bersani e Monti l’anno scorso, ora Scelta civica è praticamente scomparsa, ottenete il risultato di Renzi) ma è un risultato straordinario. Sia se lo rapportiamo alle precedenti europee del 2009, in cui il Pd prese rispettivamente il 23 e il 25 per cento; sia se prendiamo a paragone le ultime politiche, dove le circoscrizioni non sono accorpate ma forse è più interessante seguire il dettaglio. Dunque, l’anno scorso, alle politiche il Pd prese: in Calabria il 22 per cento, in Puglia il 18, in Sicilia 1, il 18; in Sicilia 2, il 18; in Sardegna il 25. È insomma un balzo clamoroso, qualcosa che arriva a un incremento del 17 per cento, senza alcun paragone con i risultati di queste europee del Pd nel resto d’Italia.
Dove diavolo ha preso questi voti il Pd?
Qualcuno ha detto: ha riassorbito la protesta di Grillo. Vediamo. Alle europee del 2009 il Movimento 5 Stelle non c’era e perciò non è possibile fare un paragone. Però, c’era l’anno scorso, alle politiche, eccome. In Calabria il M5S prese il 25 per cento; in Puglia il 25; in Sicilia 1, il 34; in Sicilia 2, il 32; in Sardegna, il 29. E vediamo come è andato quest’anno alle europee: nell’Italia meridionale, il M5S prende il 24 per cento; nell’Italia insulare, il 27. Nel sud, nell’insieme, il M5S prende più voti della media nazionali (nelle isole il 5/6 per cento in più) e quindi anche una percentuale notevolmente maggiore se comparata a altre circoscrizioni. Benché il risultato più clamoroso, quello della Sicilia, veda una perdita di 7 punti, il M5S tiene nel complesso. E tiene alla grande. Fatelo voi in cinque anni un partito che prende il 25 per cento dei voti al Sud. È difficile sostenere che abbia avuto una emorragia di voti verso il Pd (non parliamo poi verso la lista Tsipras, ma di questo, dopo), e anche ammesso che qualcosa sia andata non spiegherebbe nulla.
Benché sia vero che c’è una forte volatilità di comportamenti elettorali, e che nelle ultime votazioni – finite, in parte, le “appartenenze fideistiche” – contano molto le emozioni e, io aggiungerei, l’imprevedibilità dell’astensionismo che è ormai diventato l’ago della bilancia dei risultati e i “calcoli utilitaristici”, ci sono invece alcuni dati statistici che sono fissi e irrevocabili, che parlano della composizione sociale. L’Italia meridionale e quella insulare, il Sud insomma, vede una disoccupazione a percentuali molto alte e quella giovanile in particolare a livelli dolorosi: nell’un caso e nell’altro, molto più alte del resto d’Italia. Non ci vuole la sfera di cristallo (che in ogni caso funzionerebbe meglio dei sondaggi) per sostenere che una parte consistente del voto giovanile va verso il M5S. E per ora ci rimane. Il Sud peraltro vede una percentuale di occupazione nello stato e nel parastato – dipendenti delle amministrazioni, delle Asl, impiegati di enti, istituzioni e uffici, insegnanti eccetera eccetera – molto più alta che nel resto d’Italia (potete chiedere a Stella e Rizzo per i dettagli). È la grande balena. Per chi ha votato questa grande balena quando si è resa conto che il suo galleggiamento era a rischio e che si stava spiaggiando? I numeri stanno là. Provo a fare un esempio concreto: a Messina, città tipicamente terziaria da sempre, dove è esploso il caso di Francantonio Genovese, grandissimo collettore di voti, sul quale la Camera ha dato il via libera all’arresto, il Pd passa dal 20 per cento delle europee del 2009 e dal 22 per cento delle politiche del 2013 al 33 per cento delle europee dell’altrieri, forse il risultato migliore di sempre. Voi potreste dire che è stata l’inflessibilità del Pd di Renzi a convincere e entusiasmare gli elettori messinesi. Beh, allora credete alle favole più di me. Come diceva Deng Xiaoping a proposito del gatto, bianco o nero purché acchiappi i topi, alla balena non interessa essere bianca o rossa purché riesca a trovare tutto il plancton di cui ha bisogno. È un viatico per le riforme, questo? È un segno del cambiamento? È un investimento politico sul futuro dell’Europa? Mah.
Vorrei infine riportare altri due dati a proposito della lista Tsipras e di quello che i loro promotori chiamano “un miracolo”. Alle europee del 2009, Rifondazione comunista prese il 3,39 per cento e Sel (si presentarono divisi) il 3,13, che benché non diedero alcun rappresentante eletto, insieme fanno il 6,5, abbastanza di più del 4 adesso raggiunto insieme. Non solo: ma alle politiche dello scorso anno, Sel ha preso il 3,20 (che però fece fruttare parecchio in termini di seggi parlamentari accorpandosi con Bersani) e Rivoluzione civile di Ingroia, che non prese nulla perché si presentò da sola, il 2,25. Cioè, una somma che fa il 5,5. Sembrerebbe, insomma, che piuttosto che sottrarre voti a Grillo, come ha sostenuto la Spinelli, la lista – la cui spina dorsale in termini di voti e di accoppiate dei nomi è rimasta legata alle strutture di Sel e Rifondazione – ne abbia semmai perduto. Certo, hanno avuto il buon senso di mettersi insieme stavolta; hanno avuto il buon senso di rivolgersi a un “papa straniero” che potesse mettere d’accordo tutti; hanno avuto la determinazione della Spinelli, che è una persona per bene e una faccia pulita. Mi sembra che la storia finisca qui però, e che non se ne possa ricavare nessuna morale.
La morale per tutta la favoletta che vi ho raccontato, con quelle strane bestie che non si incontreranno mai? Beh, non saprei. Potreste provare a ricavarvela da soli, credo.
Tanto, parliamo di un luogo inventato, dove le favole attecchiscono da sempre, il Sud d’Italia.

Nicotera, 27 maggio 2014

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